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(1730-1735) Card. Giuseppe Firrao "lo Statista"

Il Firrao non poté emulare, nelle opere e nel pensiero, il predecessore, essendo di tutt'altro carattere. Inoltre, non ebbe nemmeno il tempo disponibile per poter conoscère il suo gregge.

La storia, a suo riguardo, ci fa sapere che era discendente di nobile famiglia, un ramo del ceppo di Rabone, condottiero normanno.

Nato il 12 luglio 1670 in Luzzi da Giuseppe, che aveva ereditato il feudo nell'ambito della Diocesi di Bisignano, nella Marche.

Il Firrao dedicò la sua vita alla carriera ecclesiastica e quasi sempre in giro per l'Europa, quale Nunzio apostolico.
La prudente sua opera di statista fu di valido aiuto al governo della Chiesa, perciò apprezzato e premiato dai diversi papi dell'epoca.
Mentre era impegnato nel 1730 in Portogallo, moriva il Papa Benedetto XII ed il Firrao dovette rientrare a Roma.

Già era stato nominato Cardinale, avendo fatto da intermediario tra il Papa ed il re Giovanni V, ottenendo la riappacificazione tra i due.
Il Collegio cardinalizio si riuniva per eleggere il nuovo Papa Clemente XII: era presente pure lnnico Caracciolo, che veniva a mancare, il Firrao lo sostituì nella Diocesi aversana. A seguito della sede vacante di Aversa, il Firrao ne prese il possesso, ma solo per procura. Il governo della Diocesi quindi fu affidato ad un Vicario come in altri tempi.
Soltanto dopo due anni circa, nel 1732, il Firrao arrivò in Aversa e, nonostante assillato da varie ambascerie, indisse la Visita pastorale in quellanno.

Esperto e stimato diplomatico, sistemò questioni giuridiche sospese, difendendo i diritti della Mensa vescovile, avvantaggiandola anche amministrativamente.

La Diocesi vedeva il suo Vescovo a sprazzi, e la cronaca Io segnala di tanto in tanto, come quando nel 1734 il principe Carlo III Borbone (figlio del re di Spagna), trovandosi in Provincia di Caserta volle visitare la città di Aversa: fu accolto, il principe, dal Firrao solennemente in Cattedrale, insieme al Capitolo ed il popolo.
Si rese conto dell'impossibilità di reggere la Diocesi aversana e svolgere la carica di legato pontificio, si decise quindi a rinunziare alla Diocesi. Prima di andar via, volle affidare ai padri Gesuiti una missione al popolo. Come ricordo, adornò il trono episcopale di lamine doro e di splendidi drappi.
Lasciò la Diocesi nel 1735, vivendo alla corte pontificia sino al 1740.
Trapassò in Roma nel 1 744 e fu tumulato in S. Croce di Gerusalemme, chiesa che gli era stata affidata quando ebbe il titolo cardinalizio.

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