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(1430-1471) Giacomo Carafa della Spina "il Longevo"

Viene presentato, il Vescovo Giacomo, come uomo caritatevole e pastore premuroso. Originario di Napoli, il Carafa apparteneva a famiglia gentilizia e fu eletto Vescovo di Aversa nel 1430 da Papa Martino V.
Il Carafa aveva già un fratello, di nome Filippo, creato Cardinale di Bologna nel 1378.
Egli è uno dei pochi Vescovi aversani che abbia retto la Diocesi più a lungo; a ragione merita quindi l'appellativo di longevo.
Certo, durante i quasi 40 anni della sua azione pastorale, il Carafa ne dovette vedere di belle e di brutte, in Diocesi ed altrove.
Si riconoscono al Carafa doti di mente e di cuore, mentre la sua permanenza in Aversa fa concludere che dové conoscere cose ed uomini, dimostrando nel tempo stesso il suo attaccamento alla sede vescovile affidatagli.
Ebbe l'occasione, il Pastore zelante, di estirpare così abusi, raddrizzare animi sviati e riordinare diverse istituzioni dell'epoca.
Mai, come in questo tempo, c'era bisogno (non solo in Aversa) di un uomo che, oltre a pensare ed agire, si consumasse per il bene spirituale e morale dei suoi fedeli.
Il Pastore volle iniziare la sua opera dal Capitolo cattedrale, forse per ammonire gli altri più lontani; nel Capitolo vigevano sovrastrutture: inutili cariche e privilegi che spesso provocavano quisquiglie giuridiche che producevano solo perdita di tempo.
Il Carafa, con la sua tenace pazienza, riuscì ad ottenere ordine e ad assegnare benefici a chi veramente meritava, sia per virtù che per meriti, ed il tutto nei tempi stabiliti.
Molti furono i suoi interventi per riaccendere nei fedeli la fiaccola della speranza.
Il Vescovo dedicò le sue amorevoli cure a chi più ne aveva bisogno, specie in occasione di pubbliche calamità e disgrazie, e ciò Io attesta la cronaca dell'epoca, specie nel 1456 e nel 1457, anni in cui tremò la terra ed arrecarono diverse rovine.
Il Presule si adoperava, in queste occasioni, per sollevare gli animi aiutando a far risorgere i pubblici edifici e privati.
Un'opera che lo annovera, poi, tra i più meritevoli della storia ecclesiastica aversana è l'aver lasciato ai posteri il quadro dipinto dall'Arcuccio (napoletano) nel 1468: tuttora si può ammirare il bel S. Sebastiano che emerge sulla città di Aversa.
Qualche anno dopo il Carafa moriva in Aversa (1471) ma la sua tomba, per vari motivi, scompariva ed i suoi resti mortali venivano accomunati nel cimitero, che una volta si riservava ai Capitolari in riconoscenza del servizio prestato nel Duomo.

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