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(1761-1765) Giov. Battista Caracciolo "il Matematico"

Discendeva il Giovanbattista da una famiglia nobile napoletana, duchi di S. Vito. Da giovane volle entrare nella Congregazione dei Teatini (di questa Congregazione fu già accennato).
Fu scelto a dirigere la Direzione del suo Istituto a motivo delle sue eccelse doti, specie in campo matematico.
La cronaca afferma che il Caracciolo dové lasciare il regno di Napoli, avendo scritto una satira contro il lusso e la licenza delle donne napoletane.
La città che poteva soddisfano per le sue inclinazioni scientifiche era certamente Pisa, ove si recò e poté insegnare quale professore di matematica.
Scrisse poi su argomenti di questo genere; difatti ha lasciato opere riguardanti l'algebra, l'aritmetica e la geometria.
E mentre faceva parte dell'Accademia pisana, fu scelto Vescovo di Aversa: era il 27 gennaio del 1761.
Qualche malevolo dell'epoca spargeva la voce che fosse stato nominato Vescovo per opera del Tanucci, nativo di Pisa e reggente il Ministero del regno napoletano.
All'inizio del suo episcopato, il Caracciolo volle subito indire la Visita Pastorale, coadiuvato da 4 stimati sacerdoti aversani, accingendosi a saldare gli ultimi debiti contratti dal Vescovo lnnico per le monumentali opere murarie.
Scoppiò, in Aversa ed in tutto il regno napoletano, una grave carestia e, per l'evento eccezionale, un sacerdote francescano di Parete, Matteo Pellegrino, scrisse che nel 1 763 e 1764 mancò anche in Aversa il grano, ambiente considerato madre del grano.
Il Caracciolo si trovò davanti una turba affamata, ridotta a cibarsi d'erbe come animali e peggio, mangiando pampane di ravanelli e cipolle puzzolenti, stepiti di cardi.
Passata la calamità, stanco, forse, ed affaticato, il Caracciolo affidò l'incarico della Diocesi ad un degnissimo sacerdote, Lorenzo Potenza (divenuto poi Vescovo di Ariano) e si ritirò a Casamarciano, vicino Nola, in un monastero benedettino. lvi moriva qualche mese dopo e sepolto nello stesso cimitero dei benedettini.

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