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(1616-1644) Carlo I Carafa "il Munifico"

Con Carlo I inizia la serie - se così può dirsi - della famiglia Carafa. Costui, infatti, era figlio di quel Fabrizio, principe della Roccella. La famiglia Carafa ebbe onori e dignità e, per un certo tempo, si trovò tra vicende ora tristi ora liete, e da questo ceppo venne fuori anche un pontefice, Paolo IV.

Viveva a Roma, Carlo I Carafa, allorché fu eletto Vescovo di Aversa da Papa Paolo V, nel luglio del 1616; prima di raggiungere la sede aversana, dovette disbrigare incarichi affidatigli dalla S. Sede.


Quando il Carafa arrivò in Aversa, il 23 novembre del 1616, si appartò per 5 giorni nel monastero di S.Lorenzo in Aversa (allora fiorente ed attivo) e solo alla fine di novembre, in corteo da porta Napoli (arco dell'Annunziata) arrivò in Episcopio.
Nei primi 5 anni del suo ministero, la cronaca riporta scarse notizie, forse perché il Carafa non era stabile nella permanenza; difatti, da Papa Gregorio XV fu inviato nunzio pontifico in Germania e lo stesso Papa che segui, Urbano VII, gli diede altri incarichi.
Se per alcuni non si parla del Carafa, all'improvviso la storia dice che fece ritorno in Aversa dopo 14 anni.

Da questo momento, nel 1630, il Vescovo Carafa si dedicò anima e corpo alla sua Diocesi. Iniziò ad occuparsi della Cattedrale: era tutto un cantiere per restauri ed abbellimenti progettati dal Carafa, quasi rifacendola daccapo.
Dal coretto (cappella ove si radunano ferialmente i capitolari per le sacre funzioni) trasferi in una apposita cappellina attigua le Reliquie, ornandola di affreschi, costruendovi un altare, creando degli armadi nelle pareti in cui deporre statue argentee di Santi e varie reliquie. Sulla parete, dietro l'altare in alto, ancora oggi si riesce a vedere un veggente coperto di abiti pontificali in atto a pregare (è appunto il Carafa), attorniato dai Santi Apostoli Pietro e Paolo (Paolo in quanto protettore e Pietro patrono universale della Chiesa), mentre di prospetto il Duomo col suo vecchio campanile, che in cima ha una banderuola, ed il tutto attorniato da stemmi della famiglia Carafa.

Dotò, inoltre, il Duomo di due grandiosi organi, installati nel presbiterio; lasciò per il Capitolo il magnifico ed artistico Coro e suppellettili sacre varie sparse un po ovunque.
L'opera che soprattutto ce lo fa ricordare - apprezzato o criticato - è la Casa di Loreto, costruita dopo che aveva fatto un viaggio nelle Marche (che accoglie la Casa autentica) innamorandosi di quella costruzione che volle riprodotta in tutte le più particolari parti, a sua completa spesa in onore della Vergine Maria di Nazaret.
Diverse altre opere i posteri devono ammirare del Carafa, specie quelle a fine caritatevole, quale il Monte di beneficenza in Aversa (oggi scomparso) tutto a favore dei bisognosi.

Desiderò che il suo corpo mortale venisse deposto davanti alla cappella di Loreto e così avvenne nel 1644.

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