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(1845-1854) Antonio de Luca "lo Storico"

La madrepatria del De Luca fu la Sicilia. Purtroppo non ci sono pervenuti esattamente né la stirpe, né il luogo della sua origine.
Nemmeno nulla si sa dei suoi anni giovanili e degli studi compiuti. Da alcuni incarichi affidati al de Luca, si può desumere che fosse rimasto in Diocesi soltanto 9 anni; ha lasciato una raccolta di documenti preziosi (riguardanti avvenimenti nel tempo avvenuti in terra nostra) che lo reputano degno di essere annoverato quale storico.
Si deve a lui la conoscenza minuziosa ed originaria dei luoghi, dei confini, degli abitanti, degli Istituti, delle Associazioni, dei vari Enti, dei benefici, delle costruzioni, delle suppellettili sacre, dei sacri ministri e dello stato d'anime di tutta la Diocesi aversana.
Tutto ciò è dovuto alla irripetibile volontà del Vescovo di conoscere uomini e cose, emanando, il 2 febbraio 1848, un Editto con cui indiceva la Visita Pastorale.
E vero che diversi Vescovi, sino a qualche anno prima (vedi operato di Durini come esempio) avevano impegnato forze e tempi, ma il de Luca non si è accontentato di vedere, visitare, constatando di persona, ha fatto sì che il lavoro non andasse perduto ed il tutto fosse registrato minuziosamente.
Nell'Archivio vescovile si conservano ancora gelosamente i suoi tre volumi di quanto è stato detto, fornendo allo studioso una miniera di notizie.
Tali notizie hanno spinto Io storico Parente - un sincero aversano - a raccogliere e presentare al pubblico del secolo scorso, assieme anche ad altre notizie, quali fossero le vicende ecclesiastiche e quali meriti la chiesa aversana abbia tesoreggiati.
Il de Luca, invocando la protezione della Vergina Immacolata Maria e quella del Santo protettore S. Paolo, inviando al clero l'editto della Visita, accluse delle istruzioni, affermando: costi quel che costi, non si deve badare a sacrifici ad imitazione del Buon Pastore, ricordando ai sacerdoti essere pieni di meriti, mentre i fedeli affidati alle loro cure risentire di una zona fiorente ed ubertosa, come una vigna non ingrata, né sterile.
La S. Visita non fu l'unica opera del de Luca, poiché lasciò opere meritevoli, quali il Convitto Vescovile, iniziato già, ma da lui completato.
Pigliò a cuore altre opere, come il Monte dei poveri infermi, il Monte de pegni il sacro cenobio di S. Lorenzo, essendo andati via i benedettini nel 1806.
Regolò alcune questioni giuridiche con gli Amministratori deIlA.G.P. di Aversa, mentre chiese per la Collegiata di Giugliano alcuni privilegi.
Non si deve trascurare di enumerare un altro suo capolavoro, quasi a corona della sua attività storica: il Regolamento sui cimiteri.
Essendo stata vietata, qualche decennio prima, da Napoleone la sepoltura nelle chiese, si descrive in 11 articoli minuziosamente le norme utili per il personale addetto e per le opere murarie.
Nominato Arcivescovo di Tarso, il de Luca dové lasciare la Diocesi aversana. Parti per la Baviera e poi per Vienna, lasciando Aversa priva di un degno Pastore, che merita ancor lodevole ricordo.

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