(1964-1980) Antonio Cece "Il Filosofo"

Nato in Cimitile di Noia il 10 giugno 1914, frequentò il Seminario diocesano per gli studi classici e la Facoltà Teologica dei Gesuiti a Napoli, per essere ordinato sacerdote il 19 dicembre 1936.
Consegui, poi, la laurea all'Università Gregoriana in Roma e si escrisse all'Università Cattolica di Milano per laurearsi in Filosofia.
A soli 25 anni don Antonio Cece venne nominato professore di Teologia Dommatica nel seminario regionale della Quercia (VT), ove rimase sino al giugno del 1945.
Un gruppo di seminaristi scriveva: Quelle belle lezioni di Dommatica sono ancora tanto vive in noi.
Nel 1946 il Cece fu richiamato in Diocesi ed ivi insegnò Storia e Filosofia per un decennio, ammirandolo secondo un'affermazione per le sue più alte doti della mente e per la generosità del cuore lI 7 maggio del 1956 fu scelto per essere Vescovo di lschia, ed in quellisola operò in due direttive, pastoralmente ed intellettualmente, per 6 anni, sino aI 1962, quando fu assegnato ad Aversa, quale coadiutore del Vescovo Teutonico.
L'isola di lschia lo ricorda ancora dai suoi vibranti e vasti discorsi e, arrivando ad Aversa, un sacerdote isclano affermò: se volete far contento Mons. Cece, invitatelo a parlare (si permetta la volgarità del paragone, è come invitare una persona a carne e maccheroni).
Se nei primi due anni la Diocesi aversana era ancora diretta dal predecessore, Mons. Cece ne approfittò per insegnare ai giovani liceisti del Seminario aversano, mentre non perdeva tempo der dedicarsi agli studi, che per lui erano aria e vita.
Nel 1964 fu nominato Amministratore di Aversa, con diritto di successione.
Iniziò la sua vera e sentita responsabilità e, se nessuna Visita ufficiale ha tramandato, i suoi giorni erano spesi in continui contatti con le popolazioni, specie con i giovani ed i seminaristi, con cui faceva quasi vita in comune.
Umanamente tralasciava e trascurava forse la sua persona, spendeva tutto, e verso i giovani era più che generoso.
Per la gioventù volle acquistare o pattuire l'antico convento di S. Pietro in Mugnano del Cardinale, per farne, oltre un seminario estivo, un centro di cultura e di pietà.
Voleva rilanciata tra i laici la cultura ecclesiastica, tramite l'Azione Cattolica: (nelle comunità parrocchiali era una continua festa di tesseramento), arrivando ai diocesani con un Settimanale che pubblicò per un decennio importanti scritti.
Bisogna ammetterlo, che era anche amico di alcuni politici; quasi tutti scriveranno di lui (alla morte) rievocando il tempo passato insieme o con semplicità, annotando la sua persona, come l'on. Andreotti che l'aveva conosciuto a Roma che afferma: se l'aspetto era semplicissimo e non di rado un po sciatto, parlò sempre con chiarezza, coraggio e tempestività, era di una grande intelligenza.
Fu apprezzato anche ai Concilio Vaticano II; il Cardinale Siri attesta: in un'adunanza si alzò a parlare un Vescovo aitante nella persona, attirandomi per quel caldo e musicale accento napoletano. Parlò di cose serie, ma in modo preciso e conciso, con riferimenti culturali non comuni. Andai, poi, in cerca di questo oratore e lo trovai, sapendo che si chiamava A. Cece ed era Vescovo di Aversa; ci presentammo e fummo subito amici".

Orbene, Mons. Cece è stato un Apostolo a servizio della verità, per cui afferma Ruggiero, Preside dell'istituto di Nola, altare e cattedra per un sacerdote studioso si identificano e si fanno espressione dello stesso sacerdozio Mons. Cece non faceva mai sentire il peso della sua cultura, poiché colloquiava, facendosi ascoltare volentieri con una battuta di spirito ed una frase intercalare dialettale.
Lo studio continuo e l'energia usata nell'oratoria lo sfibrò fisicamente e, soltanto qualche settimana prima del suo trapasso, si concesse una breve sosta, che per ordine dei medici dovette prolungare e che si tramutò in una rassegnata e cristiana attesa.
Nel maggio del 1980 Mons. Cece si accorse che la sua vibrante voce saffievoliva man mano e, se pur poco convinto, seguì una certa terapia medica.
All'inizio di giugno si aggravò il male ed i medici diagnosticarono la sua irreversibile fine fisica.
Il 10 giugno Mons. Cece preferì far ritorno in Episcopio ed, alle ore 10,30, si spense attorniato dal suo clero.
I funerali svolti dimostrarono l'attaccamento della Diocesi al suo Pastore, il quale, non per offesa, preferiva essere seppellito accanto ai suoi cari genitori nella cappella di famiglia nel cimitero di Cimitile.