(1897-1910) Francesco Vento "LOratore"

Nasceva il 24 febbraio 1849, a Napoli, un infante che con la sua parola cristallina, suadente, ammaliatrice doveva essere la guida spirituale - eletto Pastore - della Diocesi di Aversa: Francesco Vento.
I primi studi, sino a quelli classici, li segui nelle scuole pubbliche ed alletà di 17 anni entrò nel seminario napoletano.
Appena consacrato Sacerdote fu, dal Cardinale di Napoli, scelto come insegnante di Lettere in Seminario, indi formatore di menti sacerdotali in qualità di professore di Teologia.
Una delle doti che Vento sfruttava in modo particolare nel compiere il suo ministero fu la forbita ed erudita parola, tanto da essere richiesto in diversi luoghi ed occasioni.
I pulpiti di chiese Cattedrali o rinomate altre chiese furono calcati dalla presenza di Francesco, che continuamente spostandosi tra il sud e centro Italia, ammanniva discorsi che soggiogavano le masse e, al dire di uno storico aversano, inebriavano luditorio.
L'eco della suadente parola di Vento era ormai giunta a Roma, essendo Papa Leone XIII (buon intenditore) che designò di nominarlo Vescovo alla prima occasione.
Avendo il Vescovo Caputo rassegnato le dimissioni della Diocesi aversana, giunse il momento di affidare a lui l'incarico, ritenendolo idoneo a così alta carica, che avrebbe espletata - pur tra difficoltà per l'ambiente - prestigiosamente.
Il nuovo eletto si mise a disposizione della sua diletta Diocesi, usando il suo particolare ingegno, le sue eccelse qualità, ma soprattutto rubando gli animi con la sua vena oratoria, creando quasi una scuola di valenti predicatori, Il tutto lo espletò con animo mite e paterno, tanto che la sua attività apostolica gli valse la riappacificazione degli animi e la devozione dei suoi figli spirituali.
Per la città di Aversa ebbe un occhio particolare e, quando il popolo per il 1900 espresse il desiderio di una seconda incoronazione della Vergine di Casaluce, il Vescovo, d'intesa con la Commissione, fece preparare un vasto programma, dando quasi alla manifestazione l'aspetto di un giubileo popolare, secondo l'espressione dello storico Vitale.
Le feste si svolsero veramente solenni, specie in Cattedrale, abbellita per l'occasione con magnifici arazzi, trasportando il trono della Vergine di Casaluce nel Duomo, ove sostò 10 giorni; davanti al trono sostarono folle di popolo aversano e della Diocesi.
Alterne vicende seguirono ed il fisico del Vescovo - per stress ed anche per dispiaceri - si ammalò indebolendosi.
In pochi giorni si aggravò e, consigliato dal medico a respirare aria pura verso S. Giorgio a Cremano, ivi morì dopo poco, a 61 anni, il 27 settembre del 1910.