(1735-1761) Filippo Nicolo' Spinelli "l'Affabile"

Fu di origine principesca la nascita di Nicolò Spinelli, Appena giovanetto perdette il padre e fu affidato, dalla madre, ad un suo zio, il Cardinale Francesco Pignatelli, che era Arcivescovo di Napoli.

La madre sperava che alla scuola del Cardinale suo figlio potesse formarsi e prepararsi un buon avvenire (è il desiderio di tutte le mamme).

Da Napoli, il Nicolò passò a Roma, sotto la tutela di un altro zio materno, P. Luigi Carafa. Ed arrivato all'eta idonea frequentò in Roma la "Prelatura", nella speranza di qualche incarico che lo portasse a raggiungere una degna carriera.

Difatti fu inviato, quale vicedelegato pontificio, prima a Ferrara e poi a Ravenna: in queste occasioni non gli mancarono apprezzamenti di buon governo.
Allorché si fece vacante la sede di Aversa, fu nominato Vescovo da Papa Clemente XII: era il settembre del 1735; dopo un mese veniva consacrato e prendeva possesso immediato del vescovado di Aversa.

A 32 anni lo Spinelli fu accolto Pastore e si può dire che rimanesse sempre giovane nel carattere e nei contatti umani, tanto da attirarsi la simpatia dei fedeli per la sua affabilità.

Nel governo della Diocesi, però, lo Spinelli, sin dall'inizio, mostrò di avere doti superiori all'età, fornito come era di prudenza, di rettitudine, di senno ed amante di bellezza nell'ordine.

In verità la storia di lui dice che fosse "uomo amorevole" con tutti, affabile soprattutto con gli indifesi e con i poveri, di cui era il benefattore.

Lo Spinelli viene ancora ricordato come un gran devoto dell'Eucarestia, dando esempio di pietà, specie mostrandosi profondamente raccolto nelle sacre funzioni e lasciando concreti ricordi nelle varie e preziose suppellettili acquistate e donate.

In particolare, durante la Visita pastorale, soccorreva quelle chiese più bisognose, offrendo un po' dappertutto quelle suppellettili indispensabili per lo svolgimento della sacre celebrazioni.
Voleva funzioni solenni e comportamento dignitoso da parte dei sacerdoti, raccomandando compostezza ai fedeli che assistevano ai sacri riti.

E' del suo operato se la chiesa di S. Francesco in Aversa fu adornata di marmi policromi, tanto da essere catalogata tra i monumenti nazionali.

Qualcuno insinuò che lo Spinelli si attendesse il galero cardinalizio, che per la verità mai venne, e la sua stessa morte, dopo poco avvenuta, la si attribuisce ad un avvelenamento, essendosi sentito male il Vescovo dopo aver partecipato ad un pranzo. Morto a Napoli, fu trasportato in Aversa e, svolti i riti funebri - nel più grande squallore - nel 1761 fu sepolto nel cimitero della Cattedrale.