(1582-1591) Giorgio Manzolo "il Poeta"

Tale titolo il Manzolo lo conquistò appena arrivato in Aversa per il possesso della Diocesi. La cronaca regia del tempo registra gli onori con cui fu accolto e dei sonetti per l'occasione, rivolti al nuovo Pastore, dettati da un canonico, forse il Pacello di Aversa.

Ai presenti, il Vescovo Manzolo ricambiò in versi il suo ringraziamento e saluto, decantando la natura della terra aversana, il cielo sereno e mite, esaltando il Pacello, quale degno figlio dell'agro aversano - quasi suo ornamento - e tutta la gente del luogo, chiamandola gente illustre.
Nel concludere il suo dire, il Manzolo conquistò il suo uditorio, affermando che nessuno potrà mai dividerlo dal suo gregge e che l'unione di cuori presente era soltanto un passegger piacere, poiché nel cielo sarebbe avvenuta, un unione piena.

Era nativo, il Manzolo, di Bologna, figlio del conte Ercole e nipote certamente di un Cardinale.
Prima di essere prescelto alla sede vescovile di Aversa, era stato incaricato di svolgere missioni in diversi dicasteri romani. Il Papa Gregorio XIII lo designò, il 10 maggio 1581, mentre fu consacrato Vescovo nel seguente anno, allorché raggiunse Aversa.

Ben poco è stato tramandato del lavoro svolto in Diocesi dal Manzolo, tranne che il suo interessamento per la costruzione di una chiesa per i Cappuccini di Aversa; la posa della prima pietra per la costruzione della chiesa della Concezione e l'istituzione, sempre in città, di un'Associazione del SS. Sacramento nella parrocchia dei SS. Filippo e Giacomo.
In occasione, poi, della riforma del calendario gregoriano, il Manzolo si adoperò con zelo all'attuazione di esso in Diocesi.

Mori, il Manzolo, in Aversa e la cronaca riporta l'epitaffio che il Vescovo successore fece apporre sul suo tumulo, che trovasi nell'ambulacro della Cattedrale, volendo ricordare il suo programma, esposto all'arrivo in Diocesi: Nessuno potrà mai dividermi dal gregge.