(1515-1519) Silvio Pandone "il Fiduciario"

Già prima di essere eletto Vescovo, Silvio Pandone era stato Vicario del predecessore con pieni poteri, essendo il titolare della sede impegnato altrove.
Originario, il Pandone, forse di Venafro, allora contea tenuta da suo padre Francesco Errico. Esercitava il suo ufficio di vicario essendo già Vescovo di Boiano; si potrebbe dire che per lui fu un vero e legittimo trasferimento quello di Aversa.
Si dà l'appellativo, al Pandone, di Pastore esimio ed i fedeli del tempo apprezzarono certamente tale Presule, come lo attestano le lusinghiere approvazioni delle sue doti.

Bisogna riconoscere che il Pandone conosceva già l'ambiente nostrano (non facile a prima vista) e si adoperasse a risolvere i problemi inerenti al tempo.
Quantunque il Pandone non abbia lasciato opere teologiche oppure murarie, ha indirizzato tutta la sua vita ad erigere monumenti viventi, quali sono le anime, profondendo a piene mani le sue energie e doti; insomma, era un forgiatore di anime che preparava alla vita e le indirizzava ad un fine supremo.
L'elogio posto sul suo sepolcro dice che fu fornito di ogni genere di virtù.

Non è di tutti i giorni incontrare uomini di zelo disinteressato. Ci può essere qualcuno che non apprezza nelle giuste misure le qualità di un personaggio, ma - per fortuna - sono le virtù che favoriscono la gente depressa, stanca, umiliata ed offesa.

Da buon intenditore il Pandone esercitò la sua missione di Pastore per risollevare le sorti del popolo aversano.
Non poté Aversa custodire i suoi resti mortali, in quanto il Pandone fu tumulato nella chiesa di Boiano.

Fu l'attaccamento, forse, alla sua prima chiesa o altre ragioni che dovettero prevalere e che ai posteri sono sconosciute.