(1418-1422) Card. Rainaldo Brancaccio "l'Ambasciatore"

Chiunque si trovasse a Napoli, entrando in S.Domenico Maggiore, potrebbe leggere il nome Brancaccio su varie tombe ivi esistenti.
E' merito di Rainaldo Brancaccio, Vescovo di Aversa, che senza limiti di spese vi edificò le sepolture.
Non si può dire che il Brancaccio avesse fatto lo stesso in Diocesi; per la verità, né lapidi né documenti storici esistono che ricordano tanta cura per il suo gregge.
Il Brancaccio fu nominato Vescovo di Aversa nel 1418, da papa Martino V, avendo già il titolo di Cardinale e la Diocesi gli era stata concessa solamente come premio: era un segno di gratitudine che il Pontefice dimostrava ad un uomo che si era prodigato quale ambasciatore della S.Sede.
Il Rainaldo, della Diocesi di Aversa, non fu altro che l'amministratore (come duso in quei tempi), diritto che esercitò, a suo favore, in perpetuo.
Capitò, quindi, che i fedeli raramente vedevano il proprio Vescovo e, a volte, non lo conoscevano affatto poiché gli affari venivano sbrigati da un Vicario (costumi del tempo, difficili oggi da capire e giudicare).
Certo è che il periodo del Brancaccio ricorda una gran confusione che regnava ovunque, compreso nella Chiesa.
Sappiamo che all'elezione di un Papa, per ripicca o leggerezza, si nominava un antipapa, e cosi accadeva nei vari gradi gerarchici: al legittimo scelto si contrapponeva l'illegittimo.
Orbene, il R. Brancaccio, ad onor del vero, fu sempre fedele al legittimo Papa, quantunque ad un certo momento il suo nome quasi scompare dalla cronaca: si dovette sospettare di lui o dovette cadere in disgrazia.
Continuò egli a lavorare per il bene e la pace: difatti il suo comportamento fu apprezzato dall'Arcivescovo di Milano, che fu eletto Papa anche per merito del Brancaccio, col nome di Alessandro V.
Il Cardinale R. Brancaccio mori a Roma nel marzo 1427, ma i suoi resti mortali furono trasferiti a Napoli, a S.Angelo a Nilo, complesso da lui fatto costruire.