(1378) Bartolomeo II "il Contrastato"

Non facile era la vita dei prelati neanche a quell'epoca. Per riuscire ad ottenere una nomina o un beneficio, i sacerdoti ed i religiosi dovevano superare varie difficoltà.
Erano le conseguenze di una continua ed aspra lotta interna ed esterna alla Chiesa; lotta, perciò, che scaturiva non solo da calcoli e gelosie, ma da certi soprusi da parte della laicale potestà.
Il Papa Urbano VI aveva - tra gli altri - un legato chiamato Gentile di Sangro, che non perdonava facilmente i seguaci dell'antipapa Clemente VII, perseguitandoli ovunque fossero.
Era comune questionare sulla legittimità delle nomine e sugli abusivi dei benefici.
Tra i contrastati, venne a trovarsi proprio il Vescovo Bartolomeo II, cui alcuni storici assegnano appena un anno di episcopato aversano, mentre altri qualcosa di più.
Fatto è che Bartolomeo II dovette lottare con un Vescovo illegittimo, chiamato Nicolò di Lucera, che usurpava il titolo aversano. il Nicolò, forse, con forza dovette ottenere l'episcopato aversano, ma la storia afferma che dopo poco fu mandato via, mentre di Bartolomeo II non si sa che svolta prese.
Si avveravano le alterne vicende di uomini e cose che la cronaca registra ripetersi.
Quindi il Bartolomeo, non avendo tranquillità sicura a suo favore, né il tempo indispensabile per operare, poco o niente operò per la Diocesi. La storia aggiunge che per essere stato contrastato, forse, non riuscì nemmeno a farsi ubbidire dai suoi fedeli.
Il Bartolomeo, sfiduciato, si dovette decidere solo a preparare i suoi bagagli e partire - sconosciuto - per nuove terre.