(1134-1140) Giovanni II "L'Amministratore"

Di costui non si sa né della consacrazione a Vescovo, né del suo lavoro svolto in Diocesi.
Probabilmente dovette avere pochi contatti con il clero e col popolo aversano e fu sostituito, nel lavoro pastorale, da un suo Vicario.
Questa tesi pare sia confermata dalla sua presenza al Concilio Lateranense II (1139), poiché è registrato un suo intervento,firmandosi: Giovanni Vescovo di Aversa.
L'assenza del Vescovo in sede giovò al re Ruggiero che, fattisi nemici i reggitori della contea aversana e non avendo chi lo redarguisse o lo fermasse, diede ordine di punire la città di Aversa.
La città non fu assediata da soldati, ma fu stipata di alberi, sterpi e legno vario che al momento opportuno si incendiarono, accerchiando gli abitanti e gli edifici in un immenso rogo.
In quel tempo, anche la Cattedrale - come narra l'Abate Telesino - subì ingenti danni.
Il re Ruggiero aveva non solo vinto gli aversani, ma li aveva stremati e ridotti di numero.
Qualcuno accusò il Vescovo di essere stato inattivo in quel frangente.
Accusare, a prima vista, è facile, ma ci può essere anche il pericolo di sbagliare dando un giudizio superficiale.
Anche se si hanno a disposizione i quasi motivi, non si potrà giudicare mai se nell'animo di una persona c'era consapevolezza o meno.
Bisogna tener presente, poi, cosa comportava la carica di Amministratore, che a sua volta era affidata ad un Vicario.
Per l'amministrazione di una Diocesi, un tempo, il deputato era investito di poteri temporanei.
Spesso la carica era priva di giurisdizione completa e, come si noterà - periodo medioevale - essere amministratore significava godere di un Beneficio, ricevuto o per meriti o per servigi resi alla Chiesa, senza escludere la raccomandazione di qualche potente.
Le continue lotte tra potere laicale e religioso, se scemarono man mano l'influenza estranea, diedero pure un nuovo volto e significato all'Amministratore.
Si dovette attendere al secolo XVI, col Tridentino, che riordinò i benefici ecclesiastici, stabilendo le ragioni per cui dovesse essere nominato, in una Diocesi, l'amministratore.
Le aspre lotte ed incomprensioni, pur continuando, modificarono però le attribuzioni inerenti all'amministratore.
Attualmente, l'amministratore è investito di poteri limitati e viene nominato in caso di morte del Vescovo titolare (sede vacante), oppure nonostante ci sia il titolare gli si affianca un amministratore per alleggerirlo del lavoro.
La nomina può essere fatta dai Capitolari, morendo il Vescovo, che hanno dei termini stabiliti, e se non rispettati essa viene fatta dal Vaticano.