(1080-1089) Card. Guitmondo II "Il Teologo"

A dare una testimonianza sincera di questo Vescovo è un Santo: il Bellarmino, che resse la Diocesi di Capua, il quale ne parla nella sua opera Scrittori ecclesiastici.
Egli ci fa sapere, tra l'altro, che era un monaco eremita, di stirpe normanna ed aveva un fratello di nome Roberto, Abate della Congregazione Colombiana, dell'Ordine di S.Benedetto.
Le altre notizie, trasmessoci dal Bellarmino, sono in perfetta armonia con quelle del Calefati, di Margarino della Pigna, di Lanfranco Algero e Tritemio; alcune discrepanze, invece, risultano a riguardo della data di nomina.
Il pontefice del tempo era Gregorio VII: subito si può immaginare la lotta che quest'ultimo dovrà ingaggiare contro le intromissioni del potere laicale nelle vicende ecclesiastiche: la lotta delle investiture che dovera protrarsi per 50 anni.
Soprusi ed abusi ce ne furono; né mancarono minacce e vendette; soldatesche imperiali e straniere calavano sulle città ribelli ed ostili al dominio imperiale, distruggendo ogni cosa.
Anche la nostra Aversa, con i suoi casali viciniori, come la storia attesta, fu spesso assalita, incendiata e distrutta da ogni parte.
Ciò conferma una delle ragioni per cui manoscritti e documenti andavano dispersi o distrutti, lasciando agli studiosi postumi, amarezze legittime per le interruzioni cronologiche riguardanti sia persone e sia eventi.
In queste condizioni descritte si trovò ad agire il Vescovo Guitmondo II, il quale si era dedicato alla causa della S.Chiesa, difendendo, con i suoi scritti, tanti errori che pullulavano in quel tempo.
Di lui si conservano ben 3 libri sull'Eucarestia, sulla Confessione, sulla SS.Trinità, tanto da meritarsi la lode del grande pontefice del tempo, che con sollecitudine volle nominarlo Vescovo di Aversa e poi lo aggregò al Collegio Cardinalizio.
Ancora oggi il Guitmondo II è vivo nella memoria e nella stima non solo perché apprezzato tra i migliori filosofi e teologi, ma per un'opera strutturale lasciata quasi a ricordo nella Cattedrale aversana: il deambulatorio, una creatura dell'arte cluniacense.
Si immagini, entrando nel Duomo, si ammirasse il presbiterio, tutto traforato, notando archi continui, poggiati su bianche colonne. Tale spettacolo fu una realtà sino al 1349, quando a seguito di un terremoto, nacque l'emergenza di rafforzare la fabbrica con pilastri e mura, coprendo colonne ed archi.
Per fortuna, rimane però un triplice intreccio meraviglioso di archi svettanti ad una certa apprezzabile altezza.
Bisogna, quindi, affermare che è un'arte irripetibile e quasi unica, come la persona del Vescovo Guitmondo II, che vivendo effuse tutto il suo animo per il trionfo della Chiesa, lasciando questa terra, ove non potrà mai più essere plagiato nelle opere.