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SEGUIRE GESÙ CRISTO SECONDO L'INSEGNAMENTO E L'ESEMPIO DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

Seguire Cristo non significa riprodurre i fatti e i gesti di Gesù, ma accogliere la globalità del Vangelo.


Dal Dizionario Francescano 

Per un uomo, Francesco, di cui si è detto che mimava Gesù e che gli era conforme in tutto, stupisce constatare che ricorda raramente particolari della vita terrena di Gesù. Per esempio non parla mai di Gesù predicatore, della vita comune con lui, al modo degli apostoli. "Seguire le orme di Cristo" per Francesco non significa in primo luogo riprodurre i fatti e i gesti della vita terrena di Gesù. Si tratta piuttosto di accogliere la globalità del Vangelo, le sue rivelazioni, le sue promesse, le sue esigenze più diverse, senza escluderne o privilegiarne nessuna. Se proprio si volesse privilegiarne una, sarebbe la volontà precisa ad entrare con dolcezza, benevolenza e pazienza nel mistero della beata passione del Signore. Senza però fermarsi a questo stadio, ma arrivando a contemplare e seguire Cristo che, dopo le sofferenze e la croce, entra nella gloria del Padre. Seguire le orme di Cristo dunque significa vivere secondo tutte le esigenze del Vangelo, compresa la morte, e insieme aprirsi alle promesse di cui questo Vangelo è proclamazione.  

Il Vangelo è caposaldo della forma di vita francescana. L'episodio narrato nella Leggenda Maggiore evidenzia quali siano gli elementi del Vangelo che vengono assunti da Francesco come fondamentali. 

Dalla LEGGENDA MAGGIORE di san Bonaventura da Bagnoregio (LegM 3: FF 1053-1054) 

Bernardo, dopo avere costatato di persona la santità del servo di Cristo, decise di seguire il suo esempio, abbandonando completamente il mondo. Perciò si rivolse a lui, per sapere come realizzare questo proposito. Ascoltandolo, il servo di Dio si sentì ripieno della consolazione dello Spirito Santo, perché aveva concepito il suo primo figlio, ed esclamò: «Un simile consiglio dobbiamo chiederlo a Dio!». Poiché era ormai mattina, entrarono nella chiesa di San Nicolò. Dopo aver pregato, Francesco, devoto adoratore della Trinità, per tre volte aprì il libro dei Vangeli, chiedendo a Dio che per tre volte confermasse il proposito di Bernardo. Alla prima apertura si imbatté nel passo che dice: «Se vuoi essere perfetto, va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri (Mt 19,21). Alla seconda: Non portate niente durante il viaggio (Lc 9,3). Alla terza: Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mt 16,24). «Questa - disse il Santo - è la vita e la regola nostra e di tutti quelli che vorranno unirsi alla nostra compagnia. Va, dunque, se vuoi essere perfetto (Mt 19,21), e fa come hai sentito». 

In questi tre passi del Vangelo si condensa la primitiva regola dell'Ordine Francescano: ƒ 

  • il primo esorta alla povertà, ƒ 
  • il secondo alla castità, alla sobrietà, ƒ 
  • il terzo all'obbedienza

Li ritroviamo nel testo della Regola non bollata, la prima regola scritta. 

Dalla Regola non bollata (Rnb I,1.6: FF 4) 

I. Che i frati vivano in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità 

La regola e la vita dei frati è questa, cioè vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire la dottrina e l'esempio del Signore nostro Gesù Cristo, il quale dice: Se vuoi essere perfetto, va, vendi tutto quello che hai, e dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cielo (Mt 19,21); e poi vieni e seguimi (Mt 16,24); e: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Lc 14,26); e ancora: Se qualcuno viene a me e non odia il padre, la madre, la moglie e i figli, i fratelli e le sorelle e anche la sua vita stessa non può essere mio discepolo (Mt 19,29) (Mc 10, 29). E: Chi avrà lasciato o il padre o la madre, o la moglie o i figli, la casa o i campi per amore mio, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna (Lc 18,29). 

Vivere con più intenso impegno e diligenza la grazia della consacrazione battesimale

L'esistenza del fedele laico è illuminata dalla novità cristiana che deriva dal Battesimo. 

Dalla Esortazione apostolica Christifideles laici (CfL 10) 

Il Battesimo e la novità cristiana 

Non è esagerato dire che l'intera esistenza del fedele laico ha lo scopo di portarlo a conoscere la radicale novità cristiana che deriva dal Battesimo, sacramento della fede, perché possa viverne gli impegni secondo la vocazione ricevuta da Dio. Per descrivere la «figura» del fedele laico [... vanno presi in considerazione] tra gli altri, questi tre fondamentali aspetti: il Battesimo ci rigenera alla vita dei figli di Dio, ci unisce a Gesù Cristo e al suo Corpo che è la Chiesa, ci unge nello Spirito Santo costituendoci templi spirituali. 

Animato dalla grazia del Battesimo, il laico partecipa da protagonista alla vita e alla missione della Chiesa. Anche per il francescano secolare la scelta di andare alla Chiesa, di vivere con la Chiesa e nella Chiesa è una necessità vitale: potremo vivere il battesimo soltanto nella Chiesa.

Da Commento alla Regola dellOFS di Feliciano Olgiati 

Vivere il vangelo interamente diventa subito impegno personale ascetico e apostolico con quei fratelli che Dio gli ha donato: Andate e fate quello che avete sentito, così ha detto Francesco ai primi discepoli; e subito si spogliarono di tutto, si vestirono di Cristo e si misero ad annunciare la penitenza, immediatamente, fidandosi, non della loro scienza, che non avevano, ma fidandosi di Cristo e del Suo Spirito che parlava dentro di loro. 

Ora tutto questo deve avvenire nella Chiesa e come strumento della Chiesa. Per Francesco questo fu subito evidente: Andrò, dunque, e vi raccomanderò alla Santa Chiesa. 

È il primo aspetto: perché nella Chiesa? perché la Chiesa è la sorgente della vita, la sorgente della libertà evangelica; quindi, solo attraverso la Chiesa, si può raggiungere la salvezza eterna. Allora la scelta di andare alla Chiesa, di vivere con la Chiesa e nella Chiesa è una necessità vitale: potremo vivere il battesimo soltanto nella Chiesa, sia come singoli sia come gruppo. Subito dopo, Francesco annota una conseguenza del suo gesto di andare alla Chiesa: Persino lei, che è santa, emulerà la gloria della nostra povertà. Anche la Chiesa, dunque, vedendo quello che egli sta per incominciare a fare, si sentirà scossa a vivere in un modo diverso il vangelo, il vangelo della povertà. L'ancoraggio alla Chiesa, il vivere tutto nella Chiesa, come. cristiani e come francescani, dunque, è una necessità vitale, se si vogliono portare frutti degni di penitenza e vita nuova. 

La Regola dell'OFS ribadisce questo legame di comunione-fondato sul Battesimo-tra la Famiglia Francescana e tutti i membri del Popolo di Dio. Come al tempo di Francesco, anche oggi il carisma francescano si traduce in impegno a restaurare la Chiesa. 

Dalla Regola dell'OFS 

1. Tra le famiglie spirituali, suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa, quella Francescana riunisce tutti quei membri del Popolo di Dio, laici, religiosi e sacerdoti, che si riconoscono chiamati alla sequela di Cristo, sulle orme di S. Francesco d'Assisi. 

In modi e forme diverse, ma in comunione vitale reciproca, essi intendono rendere presente il carisma del comune Serafico Padre nella vita e nella missione della Chiesa. 

6. Sepolti e resuscitati con Cristo nel Battesimo che li rende membri vivi della Chiesa, e ad essa più fortemente vincolati per la Professione, [i francescani secolari] si facciano testimoni e strumenti della sua missione tra gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola. 

Ispirati a S. Francesco e con lui chiamati a ricostruire la Chiesa, si impegnino a vivere in piena comunione con il Papa, i Vescovi e i Sacerdoti in un fiducioso e aperto dialogo di creatività apostolica. 

FACCIAMO LA PROMESSA DI SERVIRE ALLA GLORIA DI DIO E AL COMPIMENTO DEL SUO COMANDAMENTO DI AMORE PER GLI UOMINI 

Il gesto della lavanda dei piedi manifesta con chiarezza lo stile del servizio che qualifica il cristiano. 

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. 

Durante la cena [...] si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con lasciugamano di cui si era cinto. [...] 

Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica». Gv 13, 1-17 

Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Ciò che muove al servizio è l'amore, per il fratello a immagine dell'amore di Dio. 

Anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Nella lavanda dei piedi vi è la logica del servizio gratuito e incondizionato, la cui motivazione non è il bisogno dell'altro, ma l'attenzione all'altro per amore di Gesù

Dal Commento al «Pater Noster» di San Francesco (FF 270) 

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l'anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore. E con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell'anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché amiamo il nostro prossimo come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore godendo dei beni altrui come dei nostri e compatendoli nei mali e non recando offesa a nessuno.

E' questo servizio gratuito che deve contraddistinguere lo stile di vita del francescano secolare

Dalla Regola dell'OFS 

14. Chiamati, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, a costruire un mondo più fraterno ed evangelico per la realizzazione del regno di Dio, consapevoli che chiunque segue Cristo, Uomo perfetto, si fa lui pure più uomo, esercitino con competenza le proprie responsabilità nello spirito cristiano di servizio. 

NEL NOSTRO STATO DI VITA

La comune dignità battesimale assume nel fedele laico una modalità che lo differenzia, senza però separarlo, dal presbitero, dal religioso e dalla religiosa. Il Concilio Vaticano II ha indicato questa modalità nell'indole secolare. Il «mondo» diventa così l'ambito e il mezzo della vocazione cristiana dei fedeli laici. 

I fedeli laici e l'indole secolare (dalla Esortazione Apostolica Christifideles Laici CfL 15 ) 

In forza della comune dignità battesimale il fedele laico è corresponsabile, insieme con i ministri ordinati e con i religiosi e le religiose, della missione della Chiesa. 

Ma la comune dignità battesimale assume nel fedele laico una modalità che lo distingue, senza però separarlo, dal presbitero, dal religioso e dalla religiosa. Il Concilio Vaticano II ha indicato questa modalità nell'indole secolare: «L'indole secolare è propria e peculiare dei laici». 

In realtà il Concilio descrive la condizione secolare dei fedeli laici indicandola, anzitutto, come il luogo nel quale viene loro rivolta la chiamata di Dio: «Ivi sono da Dio chiamati». Si tratta di un «luogo» presentato in termini dinamici: i fedeli laici «vivono nel secolo, cioè implicati in tutti e singoli gli impieghi e gli affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta». Essi sono persone che vivono la vita normale nel mondo, studiano, lavorano, stabiliscono rapporti amicali, sociali, professionali, culturali, ecc. Il Concilio considera la loro condizione non semplicemente come un dato esteriore e ambientale, bensì come una realtà destinata a trovare in Gesù Cristo la pienezza del suo significato. Anzi afferma che «lo stesso Verbo incarnato volle essere partecipe della convivenza umana (...) Santificò le relazioni umane, innanzitutto quelle familiari, dalle quali traggono origine i rapporti sociali, volontariamente sottomettendosi alle leggi della sua patria. Volle condurre la vita di un lavoratore del suo tempo e della sua regione». 

Nella Famiglia Francescana, i francescani laici sono chiamati a manifestare e a tradurre in segni concreti il carisma della secolarità

Dal discorso di Giovanni Paolo II ai membri del Consiglio Generale dellOFS (27.09.1982) 

La mia esortazione è questa: 1) studiate; 2) amate; 3) vivete la Regola dell'Ordine Francescano Secolare [...] perché i valori in essa contenuti sono eminentemente evangelici. Vivete questi valori in fraternità e viveteli nel mondo, nel quale, per la stessa vostra vocazione secolare, siete coinvolti e radicati. Vivete questi valori evangelici nelle vostre famiglie, trasmettendo la fede con la preghiera, l'esempio e l'educazione e vivete le esigenze evangeliche dell'amore vicendevole, della fedeltà e del rispetto alla vita. La Chiesa ha bisogno di voi per fare sì che il mondo possa riscoprire il primato dei valori spirituali. Accanto poi ai valori evangelici, ma pur insiti in essi, emergono dalla medesima Regola, con caratteri incisivi, i valori umani, per i quali, voi vi assumete, come cittadini della città terrena e, nello stesso tempo, come cristiani, impegni temporali e sociali, intendendo così di essere fermento nelle realtà terrene, nelle quali vi sentite, per vocazione profonda, come in casa vostra, come in un campo proprio e nativo. Memori che in voi, per il battesimo, c'è un sacerdozio regale, ritenete per certo che nessuno può proibirvi l'ingresso in ogni realtà terrena, sociale, umana, essendo, proprio voi, chiamati a dare un'anima cristiana ed umana a tutte queste cose. 

Dalla Regola dell'OFS 

15. Siano presenti con la testimonianza della propria vita umana ed anche con iniziative coraggiose tanto individuali che comunitarie, nella promozione della giustizia, ed in particolare nel campo della vita pubblica impegnandosi in scelte concrete e coerenti alla loro fede. 

16. Reputino il lavoro come dono e come partecipazione alla creazione, redenzione e servizio dalla comunità umana. 

CHIEDIAMO 

La domanda esprime la volontà personale, il personale consenso alla chiamata dello Spirito. 

La risposta dei fratelli e delle sorelle esprime lo stile dell'accoglienza. 

Dalla Regola non bollata (Rnb II,1.4: FF 5) 

II. Dell'accettazione e delle vesti dei frati 

Se qualcuno, per divina ispirazione, volendo scegliere questa vita, verrà dai nostri frati, sia da essi benignamente accolto. E se sarà deciso nell'accettare la nostra vita, si guardino bene i frati di non intromettersi nei suoi affari temporali ma, quanto prima possono, lo presentino al loro ministro. Il ministro poi lo riceva con bontà e lo conforti e diligentemente gli esponga il tenore della nostra vita. Dopo di che il predetto se vuole e può spiritualmente e senza ostacoli, venda tutte le cose sue e procuri di distribuire tutto ai poveri. 

ENTRARE IN QUESTA FRATERNITÀ DELLORDINE FRANCESCANO SECOLARE

Il Signore mi donò dei fratelli con i quali vivere secondo la forma del santo Vangelo. La vocazione alla fraternità orienta fin dal principio lo stile di vita di Francesco. 

Dalla lettera circolare di Encarnación del Pozo, Ministro Generale OFS (18.02.2008) 

Dopo l'approvazione della nostra Regola e delle Costituzioni Generali, non possono esistere fratelli isolati. Tutti siamo integrati in una Fraternità, essendo la partecipazione nella vita della stessa una delle esigenze della nostra vocazione ed un elemento indispensabile per la nostra appartenenza all'Ordine. 

La fraternità francescana si fonda sull'esperienza di vita evangelica che, seguendo Francesco, si realizza nel: ƒ vivere la carità, in atteggiamento fiducioso e nella gioia, nel rispetto reciproco, nel servizio; ƒ esercitare la misericordia, il perdono, lo spirito di obbedienza; ƒ vivere in comunione, nell'ascolto e nella conoscenza profonda dei fratelli. 

Una caratteristica peculiare della Fraternità dell'OFS deriva dal fatto che è formata da laici e quindi dà testimonianza del carisma francescano nella quotidianità e nella secolarità. 

Dal sussidio dell'OFS Il Signore mi donò dei fratelli (Roma 2002) 

La fraternità è al centro tra la ricerca di Dio e l'impegno per gli altri; è il motore propulsore che fa azionare questa avventura affascinante, che porta a ritrovare la propria identità per dare senso compiuto al dono della fede ricevuta. A livello spirituale, la fraternità francescana si qualifica come un messaggio di testimonianza, offerto al mondo, della universale paternità di Dio e dell'universale fraternità dell'uomo. I contenuti ed i valori di questo messaggio si fondano essenzialmente sull'esperienza di vita evangelica, realizzata un giorno da Francesco e i suoi compagni. La fraternità è il luogo in cui si può essere pienamente se stessi senza paure né costrizioni. Così la vita fraterna si avvia verso la condivisione, cioè nella mutua fiducia dei membri. Non basta, infatti, essere francescani per la propria individuale perfezione cristiana, bisogna accettare, credere ed essere concretamente quello che il dono della vocazione ci ha costituiti: una fraternità francescana nella quotidianità. Ciò porta costantemente ad esporsi e quindi a compiere scelte coraggiose per il bene comune; è il coraggio di sporcarsi le mani, di non stare a guardare, di essere sempre protagonisti del cambiamento. 

Realizzato da Ciro Stabile 

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